Alla Scoperta del Carnevale Ambrosiano: Milano in Festa tra Storia e Colori

2 Febbraio 2026
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Carnevale

Il Carnevale Ambrosiano non è solo un evento storico o una ricorrenza religiosa posticipata; è un’esplosione di gioia, storia e sapori che continua a vivere nel cuore di Milano. Dalle antiche follie pagane al fascino onesto di Meneghino, maschera carnevalesca simbolo di Milano, dalle sfilate colorate ai tortelli ripieni di crema, questa festa offre uno spaccato unico dell’identità milanese, combinando tradizione e vivacità contemporanea. Scopritelo insieme a noi! 

Le origini del Carnevale

Ogni festa ha il suo modo di dire. Sicuramente avrete sentito dire: “A Carnevale ogni scherzo vale”.  Eppure, vi siete mai chiesti perchè si dica questa frase e dove trova origine questo detto? Per comprenderne il significato bisogna fare un salto indietro nel tempo e partire dalle radici antichissime del Carnevale.

Il Carnevale nasce, infatti, come festa pagana Egizia in onore della Dea Iside, ripresa poi anche dai Greci e trasformata nelle “ Grandi Dionisiache” per il Dio Bacco ed infine trasformata dai Romani nei Saturnali. Durante queste feste era permesso “impazzire”, nel vero senso della parola, e travestirsi invertendo l’ordine sociale costituito. Nello specifico, significava che per i giorni stabiliti servi e padroni, ricchi e poveri, uomini e donne e così via potevano scambiarsi i ruoli e giocare a essere qualcun altro. Affinché questa magia funzionasse, bisognava perdere la propria identità ed ecco l’uso della maschera a coprirne il volto. 

carnevale

Infatti, a volto coperto e senza la possibilità di essere riconosciuti, ci si poteva immedesimare in chiunque si volesse essere: un modo per uniformare le differenze della vita e della sorte, almeno per un giorno, lasciandosi andare alle proprie follie. Questo rovesciamento delle norme che come risultato ha portato alla tradizione di mascherarsi dura tutt’oggi ed è il tratto più caratteristico del Carnevale.

Il Carnevale ai nostri giorni

La parola moderna “Carnevale” deriva dal latino “carnem levare” (o carne levare), e significa appunto “togliere la carne”. Questa espressione indica il periodo che precede la Quaresima, periodo nel quale, secondo la tradizione religiosa, la carne è severamente proibita.

Per questo motivo, in epoca romana, venivano celebrati grandi banchetti prima del digiuno. A Milano, dove vige il calendario liturgico Ambrosiano, la particolarità è che il Carnevale risulta posticipato di una settimana circa rispetto al calendario Romano, oltre ad essere di durata più lunga rispetto al carnevale tradizionale. Infatti, il Carnevale Romano si conclude il martedì grasso, mentre quello Ambrosiano termina il sabato successivo, noto come “Sabato grasso”.

Il giorno in cui si celebra l’inizio del periodo di Carnevale varia di anno in anno ed è stabilito dal calendario religioso, che fissa il giorno in cui si celebra la Pasqua e regola i quaranta giorni della Quaresima di conseguenza. I giorni esatti della Quaresima nascono ad imitazione dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto con altrettanti giorni di digiuno in preparazione al Venerdì Santo e alla Pasqua.

La leggenda popolare ci racconta che fu colpa dell’allora Vescovo di Milano, Ambrogio, a prolungare i festeggiamenti. Il popolo, infatti, lo aspettava per il Carnevale ma egli rientrò in città da un pellegrinaggio con un ritardo di 4 giorni, posticipando di conseguenza l’inizio della Quaresima per celebrare il Carnevale al suo ritorno. Questo portò, appunto, ad un prolungamento delle festività.

La realtà più probabile è che furono gli altri ad accorciare il periodo di questa festività, anziché i milanesi ad allungarlo. Durante il VII secolo, il giorno della Pasqua venne spostato definitivamente alla domenica (mentre prima poteva capitare che fosse un giorno durante la settimana) e si decise che dal periodo di digiuno e astinenza dovevano essere escluse le domeniche. Così facendo, per mantenere i quaranta giorni di penitenza, si anticipò l’inizio della Quaresima al mercoledì, che da allora viene denominato “Mercoledì delle Ceneri“, che segue il Martedì Grasso. Al contrario, a Milano invece si mantenne la scansione originaria ed oggi il carnevale termina con il “Sabato Grasso”. 

Sapevi perché si chiama “Mercoledì delle Ceneri”? Il nome deriva dal rito di applicare sulla fronte dei fedeli. Le ceneri utilizzate sono ricavate dai rami di ulivo della Domenica delle Palme per riprendere il famoso detto “Polvere eri e polvere ritornerai”. Questo atto è simbolo di pentimento, mortalità e conversione e segna l’inizio della Quaresima, un periodo legato al pentimento e alla preparazione spirituale. 

Perché si chiama “Sabato Grasso”? Il nome deriva da un’antica tradizione di consumare tutti quei cibi sostanziosi, prelibati e grassi che durante il periodo quaresimale rimangono in dispensa. Questa giornata coincide con l’ultimo giorno di carnevale e l’inizio della Quaresima e si tratta di giorni in cui ci si abbuffa. I giorni “grassi” si riferiscono ad un periodo fatto di eccessi culinari e festeggiamenti prima dell’inizio della Quaresima. Una sorta di “ultimo banchetto” prima di un periodo sobrio fatto di rinunce.

Le maschere

Maschere carnevale veneziane

Come abbiamo in precedenza, uno dei simboli indiscussi del carnevale sono i travestimenti e le maschere. Le maschere hanno origini antichissime legate al periodo greco-romano. Si sono evolute, poi, nel corso del tempo con l’evoluzione del teatro latino. Forse non tutti sanno che ogni città e regione italiana è legata ad una maschera particolarmente rappresentativa legata alla commedia dell’arte del XVI secolo. Proprio in questo periodo è legato alla creazione di personaggi, come Arlecchino, Pulcinella, Gianduja, Meneghino e molti altri. Personaggi buffi e rappresentativi dei vizi o di qualità particolarmente ridicole, hanno assunto nel tempo tratti ben riconoscibili dalla popolazione tanto da diventare famosi. 

Sapete chi è Arlecchino? Molti pensano che il famoso Arlecchino sia la maschera di Milano, ma non è così. Arlecchino è lombardo, ma strettamente legato alla città di Bergamo. Servo astuto, ma allo stesso tempo goffo, è perennemente affamato ed è innamorato di Colombina, serva graziosa ma astuta e legata alla tradizione carnevalesca veneziana. La leggenda vuole che l’iconico costume a losanghe colorate di Arlecchino sia stato cucito da sua madre con i ritagli di stoffa regalati dalle famiglie più ricche, simbolo della sua umile origine.

Potete scoprire questa buffa maschera durante i nostri tour guidati alla scoperta della città di Bergamo.  

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La maschera legata alla tradizione carnevalesca milanese, invece, è Meneghino: servitore sempre indaffarato e affezionato ai propri padroni, buono e spiritoso, a volte fin troppo onesto e perciò facilmente raggirabile. Il suo nome oggi è aggettivo comune al giorno d’oggi per gli abitanti della città che vengono chiamati appunto Meneghini. Ha anche una moglie: Checca, soprannome di Francesca, con cui condivide laboriosità e buon senso. 

Il suo vero nome è Domenico (dal latino dominicus) e pare che questo nome fosse legato all’usanza di signori e nobili non particolarmente abbienti, di assoldare servitori solo di domenica, al contrario dei ricchi che avevano a disposizione la servitù tutti i giorni della settimana. Il suo costume non è meno colorato di quello di Arlecchino: cappello di feltro a tre punte, giacca verde, panciotto a fiori, calzoni scuri e calze a righe rosse bianche, tutto in sintonia coi colori del Carnevale. Ma il suo costume è anche uno dei pochi che non porta una maschera: questo per simboleggiare la sua sincerità e onestà, oltre che grande senso morale e saggezza.

Con tutta questa abbondanza di maschere festose, non possiamo stupirci quindi che il cuore pulsante della festa oggi siano le parate in maschera e gli spettacoli che riempiono e animano le strade di tutte le città, più o meno grandi, italiane.

Gastronomia

Ogni festa ha anche i suoi piatti tipici. Si può parlare di feste senza parlare di dolci? Ovviamente no! Ecco quindi le regine del Carnevale: le Chiacchiere! Ogni regione usa nomi diversi e ha una diversa modalità di preparazione: in Toscana si chiamano cenci, in Friuli grosoli, in Emilia Romagna sfrappole, nelle Marche frappe, mentre in Piemonte sono conosciute come bugie. Già diffuse durante i Saturnali romani, nel Medioevo erano fritte nel grasso animale e mangiate prima della quaresima per fare scorta di grassi. Il nome Chiacchiere invece è legato ad una Regina Italiana a noi nota per aver dato il nome ad un altro alimento molto apprezzato e famoso in tutto il mondo: la pizza Margherita! Ebbene sì, la stessa regina che diede il nome alla pizza si dice che un giorno chiese al suo cuoco Raffaele Esposito, un dolce che potesse accompagnare le sue “chiacchiere”. 

Dolci Carnevale

Un ultimo dettaglio goloso che se siete a Milano durante il carnevale dovete assolutamente provare: è il tortello (o farsòe). Niente a che vedere con il classico primo: si tratta, infatti, di deliziose frittelle di pasta vuote all’interno, che vengono spesso riempite con crema pasticcera, cioccolato o crema chantilly e abbondantemente spolverate di zucchero a velo.

Non limitarti a leggere la storia e le leggende di questa affascinante ricorrenza! Vivi in prima persona la magia del Carnevale di Milano! Unisciti ai nostri esclusivi tour guidati e lasciati guidare tra le vie di Milano da guide esperte che ti incanteranno (ma non garantiamo che condivideranno le migliori pasticcerie dove assaggiare i veri tortelli e le chiacchiere appena fritte!).

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